Piazza dei Ciompi e le sue storie
Piazza dei
Ciompi è una piccola piazza nel cuore del quartiere di Santa Croce. In
quest'area molti edifici risalivano al 1500 e alloggiavano botteghe di
artigiani e artisti, tra cui la presunta bottega di Cimabue, dove aveva
lavorato Giotto e la casa di Lorenzo Ghiberti. All’apparenza antica, Piazza dei
Ciompi fu in realtà ricostruita negli anni ‘30 del 1900, quando venne demolita
l’area perché affollata di vecchi edifici considerati malsani e degradati per
far spazio a un quartiere moderno. I lavori, interrotti dalla guerra, si
conclusero nel 1948.
Il fascismo per questi interventi urbanistici usava l’espressione “il piccone
risanatore”. Dai fiorentini fu chiamato invece “lo sventramento”, un termine
eloquente tratto dalla macelleria, già usato per la distruzione del Mercato
Vecchio e del Ghetto nel 1885 per costruire Piazza della Repubblica.
Proprio nel Mercato Vecchio era collocata anche la Loggia del Pesce, costruita
nel 1568 e vittima di quello “sventramento” del 1885. La loggia fu ricostruita
nel 1955 sul lato nord di Piazza dei Ciompi, ed è divenuta l’elemento
architettonico che caratterizza la piazza.
Dopo essere stata per anni sede del Marcato delle Pulci, oggi la piazza è
diventata giardino pubblico, con al centro un enorme pino e tutto intorno
alberi d'arancio.
Ma chi erano i Ciompi a cui è dedicata la piazza? Erano gli operai salariati che lavoravano la lana (“ciompare” vuol dire “percuotere/battere”, in riferimento alla battitura delle fibre della lana durante la sua lavorazione). La produzione e il commercio di tessuti di lusso era alla base dello sviluppo economico di Firenze che, insieme alle banche, arricchiva le principali famiglie, il cosiddetto “popolo grasso”.
Nel 1378, i Ciompi, che lavoravano in condizioni malsane, sfruttati e senza nessuna rappresentanza politica si rivoltarono.
Come iniziò
La Firenze del 1300 era governata dal “popolo”, ma questo
termine non aveva lo stesso significato che gli diamo noi. Il popolo era
composto dai piccoli e grandi imprenditori, quindi non includeva tutti, non
includeva né i nobili né gli operai e la gente più povera.
Il 18 giugno 1378, il Gonfaloniere di giustizia, Salvestro de Medici, riunisce
i priori (la giunta che governa la città, formata da persone che vengono sorteggiate
tra il popolo ogni 2 mesi per andare al governo) per presentare la proposta di
rafforzare gli ordinamenti di giustizia, ovvero quelle leggi che puniscono i
nobili, i “nemici del popolo”, quando sono troppo prepotenti. Nonostante non
abbiano rappresentanti al governo, i nobili contano ancora in città, sono
tanti, sono ricchi e sono ben armati. Infatti, controllano il partito di parte guelfa
(dalla parte del Papa) che garantisce l’ortodossia della città. Questo avviene
spesso in modo calcolato e ingiusto, accusando le persone scomode di essere
ghibellini e impedendogli così di avere incarichi al governo.
I priori rifiutano la proposta e il gonfalone, annuncia al consiglio del popolo
che si vuole dimette perché i priori non gli permettevano di contrastare la prepotenza
dei nobili, dichiara che sono dei venduti e nemici del popolo anche loro. Allora
il popolo, quello minutom degli artigiani, dei piccoli imprenditori, si
infiamma. Si arma subito e scende in piazza per chiedere la dimissione dei
priori. Iniziano i moti di rivolta e i priori si spaventano, quindi approvano
subito la proposta di Salvestro de Medici, ovvero di inasprire gli ordinamenti
di giustizia contro i nobili magnati. Nonostante si sia arrivati a un accordo,
questa soluzione non basta. Il popolo vuole di più, e non solo il popolo,
infatti è a questo punto che i veri poveri, i lavoratori, cominciano
inaspettatamente ad affollare la piazza antistante la sede del governo. Si
rendono conto di essere in maggioranza e decidono di prendere in mano la
situazione. Bruciano le case dei “nemici del popolo”, dei grandi imprenditori
visti come traditori, liberano i carcerati e assaltano i conventi dove di
solito i nobili portavano le loro ricchezze durante i tumulti per evitare che venissero
saccheggiate.
I ciompi, così venivano chiamati tutti gli operai rivoltosi, vengono subito
fermati e rimessi in riga dai priori ma nulla è risolto, rimane la paura di ritorsioni
e altre rivolte, Firenze si ferma per giorni, fino a che i tumulti arrivano al
loro culmine con l’insurrezione del 20 luglio. Scendono in piazza ancora una
volta, minacciano di bruciare anche le case dei priori ed è a questo punto che vengono
accettate le richieste dei Ciompi. Si creano nuove corporazioni che includono
gli operai. È una vittoria.
Purtroppo temporanea.
Come finì
Il governo siffatto dura poco. Presto anche i rappresentanti degli operai
entrati in carica vengono visti come traditori, nuovi malcontenti insorgono, i Ciompi
provano a fare nuove richieste e insorgere di nuovo, pensando di avere ancora l’appoggio
del popolo e dei propri rappresentanti mandati al governo, ma vengono traditi. La
loro insurrezione fu repressa definitivamente e il “popolo grasso” riprese il
potere. Per ottenere i diritti che i Ciompi chiedevano, bisognerà aspettare
secoli.
Finì in
sconfitta, ma questa fu una rivolta importante, una delle prime insurrezione
popolari a carattere economico-sociale d’Europa, che mosse la classe operaia in
difesa dei propri diritti.