L'arte del Settecento riscoperta agli Uffizi
Il
Settecento è il secolo in cui gli Uffizi passano dallo stato di collezione
dinastica all’essere museo pubblico, primo in Europa. Fu opera di Anna Maria
Luisa de’ Medici quella di vincolare la collezione della famiglia a Firenze nel
1737 vincola il patrimonio artistico della famiglia a Firenze, e in seguito fu Pietro
Leopoldo ad aprire le porte del museo ai cittadini.
La mostra Firenze e l’Europa. Arti del
Settecento agli Uffizi, visitabile fino al 28 novembre, ci racconta questo
momento di cambiamento attraverso circa 150 opere, tra dipinti, sculture,
porcellane, stampe, arredi e arazzi. Alcune
di queste opere sono uscite per la prima volta dai depositi, solo per
questa occasione.
Il percorso espositivo inizia
con opere barocche del periodo in cui ancora regnavano i Medici, quando
i temi religiosi e la celebrazione della grandezza della dinastia sovrana erano
ancora i protagonisti.
Prosegue con l’arte ai tempi dei Lorena,
più “illuminata” e dall’aspetto meno ufficiale, come quella dei ritratti di Goya, Nattier, Mengs e Vigée Le Brun. L’interesse
inizia a vertere più sulla rappresentazione della reale che su quella dell’ideale.
Viene poi data attenzione alla
produzione delle scuole italiane, con lavori di Canaletto, Guardi, Ferretti, Crespi. La sala dedicata ai bozzetti è
dominata dall’opera di Anton Domenico Gabbiani per la cupola della chiesa di
San Frediano in Cestello, raffigurante la Gloria
di Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli.
Vengono documentati inoltre la riscoperta
settecentesca dei Primitivi medievali e la moda per l’esotico con opere
come Giovane donna vestita alla turca di
Jean-Étienne
Liotarde
il Ritratto
dell’imperatore della Cina Kangxi di Giovanni
Gherardini.
Tra le grandi novità e forse la maggiore attrazione della mostra, c’è anche un restauro in tempo reale, del Matrimonio mistico di Santa Caterina de’
Ricci di Pierre Subleyras, dipinto di grandi dimensioni che viene
restaurato sotto gli occhi del pubblico.

Una sala è dedicata alle sculture, nudi e marmi a tema erotico, che si ispira all'immaginario gabinetto erotico che il marchese De Sade descrisse nel suo romanzo “Juliette”.
Viene poi raccontata la seconda metà del secolo, attraverso opere raffiguranti cascate, montagne e rovine secondo la nuova estetica del Sublime. Nella sezione finale le opere si ispirano al Grand Tour, tra queste troviamo le spettacolari vedute di Canaletto e un’intensa eruzione del Vesuvio di Thomas Patch.
La mostra offre l’opportunità di mostrare ai visitatori una porzione della collezione di solito non esposta e per ricordare come gli Uffizi abbiano preso la moderna forma che conosciamo oggi a partire dal Settecento.