Maiolica fiorentina
Se
si pensa a Firenze la mente va subito ai suoi capolavori rinascimentali di
pittura, scultura e architettura, primi tra tutti quelli di Michelangelo,
Botticelli, Leonardo da Vinci e Brunelleschi, ma esiste una forma d’arte poco
celebrata che ha lasciato il segno nella storia della città: la maiolica
fiorentina.
Con
i suoi colori vibranti, e intricate decorazioni, la maiolica è una vera e
propria testimonianza storica che racconta l'evoluzione del gusto, della
tecnica e della società fiorentina.
La
storia della maiolica a Firenze affonda le sue radici nel Medioevo. La
terracotta era già largamente utilizzata, ma è con l'introduzione dello smalto
stannifero (a base di stagno) che si apre un nuovo mondo di possibilità
decorative.
Inizialmente, all’argilla cotta viene applicata una glassa a base di ossido di
stagno, che si asciuga formando una superficie bianca e porosa.
Successivamente, l'artista dipinge un disegno sull'argilla con ossidi metallici
e applica una vernice trasparente al piombo prima di cuocerla a bassa
temperatura per la seconda volta. Gli ossidi metallici si trasformano in colori
vivaci e la vernice dona un aspetto liscio e lucido al manufatto.
Questo tipo di lavorazione proveniva dalla spagna dove era stata portata dagli
artigiani arabi, la maiolica fiorentina fu infatti grandemente ispirata e
influenzata dalla ceramica ispano-moresca prodotta dai ceramisti mori in
Spagna, durante il XIV secolo.

Orvieto e Firenze furono le principali produttrici di maiolica nell'Italia del XV secolo. Non passò molto tempo prima che un numero crescente di laboratori di maiolica iniziasse a sorgere in tutta Italia e in Sicilia.
Nelle mani degli artigiani italiani la terracotta smaltata a stagno prese nuova forma: la tavolozza iridescente delle ceramiche ispano-moresche fu sostituita da una tavolozza di colori gioiello come il blu cobalto, giallo antimonio, rosso ferro, verde rame e viola manganese; le decorazioni, che inizialmente riprendevano i motivi geometrici islamici, si combinarono con motivi rinascimentali, quali stemmi, scene religiose, piante, animali e grottesche.
L’apice della produzione della maiolica fiorentina si raggiunse nel Quattrocento e nel Cinquecento, in pieno Rinascimento. Sotto il mecenatismo dei Medici, le botteghe artigiane fiorirono a Firenze trasformando la ceramica da semplice oggetto d'uso a opera d'arte.
Con la fine del Rinascimento e l'avvento di nuove mode e stili, la produzione di maiolica fiorentina subì un graduale declino. Tuttavia, l'arte della maiolica venne tramandata e tutt’oggi vengono prodotti magnifici manufatti di ceramica per l’uso quotidiano, come piatti da portata, ciotole, brocche e vasi.
Non c'è da stupirsi che i visitatori della Toscana tornino a casa con qualche prezioso pezzo di maiolica nelle loro borse!