La censura del Braghettone
Al giorno d’oggi se in tv o sui social appaiono immagini considerate sconvenienti vengono sfocate o ricoperte con bande nere per evitare che possano offenderci o disturbarci, ma sapevate che anche ai tempi del ai tempi dei grandi maestri del Rinascimento veniva praticata la censura?
Uno
degli esempi più famosi è quello della censura
degli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina.
Il Giudizio Universale, dipinto tra
il 1536 e il 1541, rappresenta il momento in cui tutti gli esseri umani verranno
ritenuti degni del Paradiso o condannati in base alle azioni e pensieri che
hanno caratterizzato la loro esistenza.
Un episodio intriso di dramma quindi, che l’artista esprime dando sfoggio del
suo virtuosismo plastico, dipingendo centinaia di figure nude, dunque in una
condizione di estrema vulnerabilità di fronte al giudizio divino. Un capolavoro
assoluto, che per secoli ha incantato e ispirato artisti e visitatori da tutto
il mondo. Eppure, fu un capolavoro molto controverso, che fu giudicato sconveniente e scandaloso dalla Chiesa.
Circa
vent’anni dopo il completamento dell’opera, nel 1563, si era concluso il Concilio di Trento, un concilio
convocato per rispondere alla Riforma protestante e riformare la Chiesa
cattolica. Fu un periodo di grande cambiamento e di censura, che toccò un po' tutte
le arti, neanche le opere dei più famosi artisti dell’epoca furono risparmiate.
Il controllo da parte delle autorità religiose era praticato su tutte opere per
garantire che in esse vi fosse chiarezza, leggibilità, decoro e aderenza alle
scritture. Di conseguenza erano malvisti i lussi e le teatralità del
Manierismo. Gli artisti dovettero adeguarsi alle nuove regole di stile e questo
provocò un nuovo cambiamento di tutta l’arte.
Nel
1564 fu decretato: «le pitture nella
cappella apostolica vengano coperte, nelle altre chiese vengano invece
distrutte qualora mostrino qualcosa di osceno o di patentemente falso.»
Daniele Ricciarelli, o Daniele da
Volterra, uno dei seguaci di Michelangelo, che era morto quello stesso
anno, fu incaricato di coprire le nudità
nella Cappella Sistina con delle braghe, dipingendole a secco sopra l’opera
originale del maestro. Non sorprende quindi che questo intervento censorio,
valse all’artista il nome di “Braghettone”.
Anche se non ci piace pensare che l’opera di Michelangelo sia stata modificata e “deturpata”, la verità è che questo intervento del Braghettone salvò gli affreschi del maestro dall’essere rimossi o del tutto coperti, quindi grati che la modifica fu minima e questo ci ha permette di ammirarli ancora oggi.