A Firenze arriva Slavko Kopač. Il tesoro nascosto. Arte informale, surrealismo, art brut
L’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze ospita la prima grande retrospettiva in Italia dedicata all’artista franco-croato Slavko Kopač, una figura di riferimento tra surrealismo, informale e art brut. A ottant'anni dalla sua prima mostra personale a Firenze, presso la Galleria Michelangelo in via Porta Rossa nel 1945, Kopac torna a esporre all’Accademia delle Arti del Disegno dove lui stesso fu allievo tra il 1942 e il 1948.
Il percorso espositivo si sviluppa
attorno a due momenti fondamentali della vita dell’artista: il periodo fiorentino
a cavallo tra la seconda guerra mondiale e la ricostruzione (1943-1948), in cui
Kopač sviluppò un linguaggio
personale che gli portò riconoscimento e successo ed il periodo
parigino quando incontrò Jean Dubuffet e André Breton e dove contribuì in modo
decisivo alla nascita e alla promozione dell’Art Brut.
La mostra esplora infatti anche i legami dell’artista con i movimenti artistici
che hanno caratterizzato il XX secolo. Kopač non praticò mai personalmente l’Art Brut, ma è
noto come la sostenne e promosse. Ebbe stretti rapporti con gli artisti
surrealisti, ma non aderì mai formalmente al gruppo. In relazione ai movimenti artistici del suo tempo, mantenne sempre una propria autonomia,
senza darsi un’etichetta vera e propria. Kopač si posizionò tra gli artisti della nuova
arte informale insieme a Burri, De Kooning, Dubuffet e Fautrier, e come loro sentiva
il bisogno di tornare alla primordialità del gesto creativo e della forma.
Attraverso dipinti ad olio, disegni, acquerelli, collage, ceramiche e libri d’artista,
la mostra fiorentina ci racconta questo suo mondo poetico fatto di essenze e
visioni, caratterizzato dall’interesse per l’arte rupestre e parietale e per l’archetipo
femminile, in quanto forza generatrice e nutrice.
Artista versatile e poliedrico, Kopač
sperimentò a lungo con la materia, utilizzando pittura, scultura, tecniche
miste e reinventando costantemente il suo linguaggio.
Una mostra da non perdere per gli amanti dell’arte del Novecento.