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Codici miniati a Firenze

Si parla poco dei codici miniati, libri di incredibile bellezza che i monaci amanuensi impiegavano anni per decorare.
La storia della miniatura in Italia affonda le radici nell'Alto Medioevo (VI-XI secolo). Questa forma d'arte si sviluppò principalmente nei monasteri, vere e proprie fucine di cultura e artigianato dove gli scriptoria monastici, stanze destinate alla copiatura dei manoscritti, erano il cuore della produzione libraria.
Con la nascita delle Università, la produzione di manoscritti subì una trasformazione. Bologna in particolare, divenne il centro nevralgico della miniatura nel XIII secolo, non più dominato dai monaci, ma da miniatori laici che lavoravano su commissione per la nascente università.
Mentre Bologna dominava il settore universitario, a Firenze l'arte miniata iniziò a emergere con forza nel XIV secolo, influenzata dalla pittura di Giotto e dalle nascenti botteghe.
Sotto la signoria dei Medici, in particolare Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico, l'arte della miniatura raggiunse forse il suo apice. I Medici commissionarono codici sontuosi per le loro biblioteche private e per i monasteri che patrocinavano (come San Marco).
I miniatori fiorentini furono i primi a integrare nei loro codici miniati i principi del Rinascimento: prospettiva, volume, anatomia e architetture classiche.
A Firenze questi manoscritti preziosi possono essere oggi ammirati nel Museo di San Marco e nella Biblioteca medicea Laurenziana in San Lorenzo.
I manoscritti vengono spesso esposti a rotazione per mostrare sia volumi che pagine illustrate degli stessi sempre diverse.
Uno dei manoscritti più importanti della collezione del Museo di San Marco è il Messale di San Domenico, capolavoro della miniatura italiana del primo Quattrocento.
Il volume realizzato tra il 1424 ed il 1430, contiene incredibili miniature dipinte da Beato Angelico e rappresenta la testimonianza più antica della sua attività di miniatore. Inizialmente destinato al convento di San Domenico a Fiesole, dove Beato Angelico risiedeva, in seguito divenne proprietà della moglie di Leopoldo II di Lorena e più tardi andò ad arricchire il catalogo della Biblioteca Nazionale di Firenze. Infine, nel 1869 passò all’appena istituito convento Museo di San Marco.

L'invenzione della stampa a caratteri mobili a metà del XV secolo, segnò il destino del manoscritto miniato. Inizialmente, i miniatori cercarono di competere decorando le prime edizioni a stampa, ma la produzione di libri stampati era più veloce ed economica, quindi prese rapidamente il sopravvento. 



I capolavori miniati che sono oggi conservati nei conventi e musei italiani sono quindi dei veri e propri tesori di pergamena e pigmento non sono solo libri, ma testimonianze di un tempo passato dove tutto si muoveva più lentamente e anche gli oggetti oggi considerati oggi di uso quotidiano erano un lusso che richiedeva anni di duro lavoro da parte di mani esperte per essere completarti.


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