Rothko a Firenze
Fino al 23 agosto Palazzo Strozzi ospita Rothko a Firenze, mostra dedicata a uno dei maestri dell’arte moderna.
Il progetto è concepito per mettere in dialogo
l’opera di Rothko con il patrimonio artistico e architettonico fiorentino e in
particolare gli spazi rinascimentali di Palazzo Strozzi oltre
a coinvolgere il Museo di
San Marco e la Biblioteca
Medicea Laurenziana.
In mostra saranno esposte oltre settanta opere provenienti da collezioni
private e da alcuni tra i più importanti musei al mondo, tra cui il Museum of
Modern Art e il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of
Art di Washington, la Tate di Londra e il Centre national d’art et de culture
Georges Pompidou di Parigi.
Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi
segue un ordine cronologico, documentando in dieci sale la carriera dell’artista
dagli esordi figurativi degli anni Trenta e Quaranta fino alla maturità
artistica negli anni Cinquanta e Sessanta. È a questo punto che Rothko sviluppa
le opere che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, opere astratte fatte di campiture piatte di colore che vibrano sulla
tela.
Gli esordi sono figurativi,l’artista si confronta
qui con i linguaggi dell’Espressionismoe del Surrealismo erealizza anche opere su tavola preparate con
gesso, tecnica utilizzata fin dal Rinascimento e
particolarmente diffusa nell’ambiente fiorentino.
Rothko passa poi a uno stile neo-surrealista, ispirato
alla mitologia iniziando un percorso alla ricerca di un linguaggio universale
in grado di comunicare a livello profondo con lo spettatore. Le figure iniziano
progressivamente a dissolversi per diventare composizioni astratte, definite in
seguito Multiforms,
fatte di forme come campiture di colore irregolari che fluttuano sulla tela e
che alla fine degli anni Quaranta si organizzano in composizioni più ordinate.
Un momento decisivo per la l’artista è il viaggio in Europa del 1950, durante
il quale visita Venezia, Roma e Firenze. L’incontro con l’arte e l’architettura
italiana influenzeranno profondamente il suo senso di equilibrio e rapporto con
lo spazio.
Da qui l’idea di mettere le opere di Rothko in dialogo diretto con quelle di
Beato Angelico nel Museo di San Marco e con l’architettura
della Biblioteca Laurenziana, luoghi che lui stesso aveva visitato, creando un
sublime connubio tra antico e moderno.

La tavolozza di Rothko passa dai rossi e gialli intensi alle tonalità fredde e profonde dei verdi e dei blu. Verso la fine della sua carriera, notiamo un’ulteriore cambiamento cromatico che rispecchia le condizioni di salute dell’artista, logorato dalla depressione e dall’abuso di alcol e fumo: il colore lascia spazio al bianco, nero e grigio della serie intitolata Black and Grey.
Una sezione della mostra è dedicata ad alcune delle commissioni più importanti della carriera di Rothko, tra cui i Seagram Murals e gli Harvard Murals. Progetti che testimoniano come il rapporto tra opera e ambiente espositivo fosse assolutamente fondamentale per l’artista, che si impegnò per trasformare la pittura in un’esperienza spaziale immersiva.
Uno dei progetti più importanti in questo senso fu la Rothko Chapel di Houston, realizzata tra il 1964 e il 1967.
L’incontro con l’opera di Rothko è un’esperienza, fatta di colore, emozione e contemplazione. Quelle in mostra sono opere sospese nel tempo e nello spazio, capaci di risucchiare l’osservatore al loro interno e muoverlo a commozione.