Scopri Firenze: il Museo Marino Marini
Quando
si studia arte a Firenze, circondati costantemente da capolavori dell'arte
medioevale e rinascimentale, il rischio di dimenticarsi dell'arte contemporanea
è molto alto e bisogna impegnarsi un po’ di più per trovarla.
Ecco perché vogliamo facilitarvi la ricerca consigliando un piccolo gioiello di
museo, nascosto nel centro storico a due passi da Palazzo Strozzi: il Museo Marino Marini.
Questo museo, dedicato interamente allo scultore pistoiese Marino Marini
(1901-1980), conserva 183 opere tra sculture, dipinti, disegni e incisioni. Sono
disposte secondo una logica tematica piuttosto che cronologica. Ad esempio, al
piano terra troviamo le figure femminili e i cavalieri, mentre nel seminterrato
ci sono le mostre temporanee di arte contemporanea.
Il museo sorge all’interno della ex
chiesa di San Pancrazio e lo spazio interno asseconda perfettamente l’esigenza
dello scultore di dare alle opere la giusta illuminazione naturale, da lui considerata
importante elemento di lettura della propria opera.
Negli anni '80, gli architetti Bruno Sacchi e Lorenzo Papi trasformarono questo
spazio in una struttura industriale in stile brutalista, fatta di passerelle
sospese, cemento armato e immense vetrate che inondano di luce naturale le
sculture e permettono la loro visione da più punti di vista e angolazioni.
Qui le sculture di Marino Marini non
sembrano "esposte", ma sembrano piuttosto abitare lo spazio, che
si popola di cavalli e cavalieri e donne dalle curve piene e fertili, tutti
soggetti ossessivi dello scultore.
I suoi Cavalli e Cavalieri, ispirati
dalla statua equestre di Enrico II nella Cattedrale di Bamberga, sono un tema
che Marini sviluppò per decenni, passando dalle forme armoniose e
classicheggianti degli anni ’30 alle figure tragiche e geometriche del
dopoguerra, metafora della vulnerabilità e dell'ansia dell'uomo moderno.
Cavalieri quasi astratti, ritratti in tensione, in procinto di perdere
l'equilibrio.
Le
sue figure femminili invece, le Pomone,
rimandano a simboli di fertilità con la loro rotondità arcaica che richiama
l'arte etrusca, ma vengono rilette con una sensibilità assolutamente moderna,
quasi cubista nella resa dei volumi, sia in pittura che in scultura.
Marini
non si limitava a fondere il bronzo o a scolpire il gesso, spesso dipingeva
direttamente le superfici.
L’uso dei pigmenti sulle sculture è un
altro tratto stilistico caratterizzante di Marini. Esso ci rimanda alla statuaria
arcaica ed etrusca, ma non quella che conosciamo adesso, spogliata dei pigmenti
dal tempo, ma quella originale che era invece coloratissima.

All’interno del museo, nella Cappella Rucellai, troviamo una piccola perla inaspettata: il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti, un capolavoro assoluto di architettura Rinascimentale, fatto di pure geometrie e marmi ad alto contrasto cromatico.
Marini ci ricorda come l’arte non sia solo accademia, ma anche sintesi. Lo scultore ha preso la grande tradizione figurativa italiana, l'ha spogliata di ciò che riteneva superfluo e l'ha resa primitiva, essenziale e diretta.
Orari di apertura: sabato, domenica e lunedì, dalle 10.00 alle 19.00.