Un'icona toscana: il Fiasco
Nei
paesi anglofoni, quando si parla di “fiasco” si intende un fallimento, ma in Italia
e soprattutto in Toscana il fiasco
lo si nomina solo quando si beve il vino!
Il fiasco è una bottiglia di vetro svasata
a fondo rotondo, rivestita di paglia. Le sue origini sono molto antiche, databili
intorno al Trecento, o perlomeno è a questo periodo risalgono le prime
testimonianze scritte e dipinte della sua esistenza.
La prima testimonianza letteraria sembra essere quella data da Giovanni Boccaccio in alcune Novelle
del Decamerone, scritto tra il 1348 e il 1353. Il fiasco viene citato diverse
volte, testimone delle disavventure dei personaggi delle storie boccaccesche.
Che i fiaschi in vetro fossero prodotti già alla metà del Trecento è confermato
anche da una testimonianza pittorica del pittore Tomaso da Modena nella Chiesa
di San Niccolò a Treviso. Nell’affresco del 1352 egli raffigura San Gerolamo intento
a studiare testi antichi, appeso alla parete accanto a lui possiamo vedere un piccolo
fiasco rivestito con cordicelle, presumibilmente contenente vino liquoroso per riscaldare
il corpo durante l’inverno oppure inchiostro per la scrittura.
Non sorprende la presenza di questo fiasco in un’opera di questo artista considerando
che a Modena, sua città natale, era attiva fin dalla prima metà del Trecento
una fornace gestita da vetrai fiorentini.
Il fiasco appare in moltissimi dipinti e nature morte dal Trecento in poi.
Alcuni esempi famosi sono: il Banchetto per Nastagio degli Onesti (1483) di Sandro Botticelli, che mostra
dei grossi fiaschi accanto a un ceppo nel bosco; l’ancella che porta il fiasco nell’affresco di Domenico Ghirlandaio raffigurante
la Nascita di Giovanni Battista (1485-1490)
all'interno della Cappella Tornabuoni nella basilica di Santa Maria Novella a
Firenze; e più avanti, nel Seicento, i fiaschi di vino presenti nelle nature morte di Jacopo Chimenti.

Nell’Ottocento sappiamo che i fiaschi in vetro venivano soprattutto nella zona tra Pontassieve e la Rufina, poi le fiascaie pensavano a rifinirli impagliandoli.
I fiaschi non si buttavano mai via, ma avevano quasi sempre una seconda vita. Venivano usati per contenere altri liquidi oltre il vino e perfino per cuocere i fagioli: si spogliava il fiasco della paglia e si riempiva di fagioli secchi, acqua ed erbe aromatiche, poi si metteva tra i carboni ardenti che cuocevano i fagioli lentamente.
Il fiasco è oggi ancora oggi usato dai produttori di vino locali ed è protagonista della sfilata del Carro Matto a Firenze, un carro composto da circa 1500 fiaschi che dalla Rufina arriva in città il quarto sabato di settembre.
